ALL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE GLI "STATI GENERALI DELLA NATALITÀ" 2025
CAMBIARE IL PAESE O CAMBIARE PAESE?
Questa l’inquietante domanda che si sono posti gli organizzatori della Giornata degli Stati Generali della Natalità 2025, che si è svolta a Roma presso l’Auditorium della Conciliazione.
La questione della natalità è oggi uno dei temi più urgenti da affrontare per il futuro dell’Italia. Il calo costante delle nascite rappresenta il segnale di un disagio profondo che attraversa la società e colpisce in modo particolare le giovani generazioni.
A rendere difficile la possibilità di costruire un progetto di vita non è la mancanza di desiderio, ma un contesto che ostacola la crescita verso l’età adulta: trovare un lavoro sicuro a tempo indeterminato, che riesca a dare delle garanzie (intorno ai 30 anni); ottenere una casa, mettere su famiglia, immaginare un futuro.
Agli Stati Generali della Natalità, questo tema è stato affrontato con grande chiarezza.
Il Presidente della Repubblica Mattarella, presente alla manifestazione, ha ricordato che la natalità è vitale per l’Italia, che sta diventando un “Paese di vecchi” , e per l’Europa: l’Italia è già un Paese che non ha più possibilità di crescere.
La denatalità è infatti uno specchio che riflette tutte le fragilità del sistema: lavori instabili, stipendi insufficienti, affitti elevati, servizi per l’infanzia scarsi e costosi. A tutto questo si aggiunge una condizione particolarmente difficile per le donne, che troppo spesso subiscono discriminazioni quando diventano madri o, addirittura, quando solo manifestano il desiderio di esserlo.
Oggi avere un figlio significa assumersi una responsabilità enorme, che richiede stabilità economica, tempo e supporto. Per lo scrittore e giornalista Aldo Cazzullo oggi diventare genitori è percepito come un impegno difficile da sostenere, quasi un “lusso”, più che una tappa naturale della vita.
Per affrontare questa emergenza, la Fondazione per la Natalità ha proposto la creazione di una “Agenzia Nazionale per la Natalità”, che operi su tre pilastri fondamentali: lavoro, casa e fisco.
I dati dell’Istat, illustrati dal presidente Francesco Maria Chelli, confermano l’urgenza della situazione: nei primi mesi del 2025 le nascite sono diminuite di un ulteriore 5% rispetto al 2024.
Il desiderio di avere figli, però, non è scomparso. Ciò che manca è la possibilità concreta di realizzare tale desiderio. Per questo la natalità è una grande questione nazionale che richiede un impegno collettivo e continuo.
A questo punto emerge la domanda cruciale: per avere una famiglia dobbiamo cambiare il Paese o cambiare Paese?
Molti giovani scelgono di emigrare, perché all’estero trovano condizioni migliori: stipendi più alti, maggiore stabilità, più servizi. È una scelta comprensibile, ma non risolve nulla: lascia semplicemente il problema a chi resta e svuota il Paese delle sue energie più giovani e vitali.
Cambiare il Paese vuol dire chiedere politiche più giuste, un welfare che non lasci sole le famiglie, protezioni reali per chi vuole diventare genitore e un sistema che permetta ai giovani di costruire una vita stabile senza essere costretti a migrare.
Il vero cambiamento non nasce dalla fuga, ma dalla volontà di costruire un’Italia in cui valga la pena restare, crescere e far nascere le nuove generazioni. Solo così la natalità potrà riprendersi: non perché “conviene”, ma perché finalmente sarà possibile.
Per affrontare davvero la crisi demografica, non basta chiedere ai giovani di “fare più figli”: bisogna creare le condizioni che rendano possibile e serena la scelta di diventare genitori. Oltre ad un lavoro stabile e dignitoso, serve una politica “abitativa” che renda accessibile l’acquisto o l’affitto di una casa.
Serve rafforzare i servizi: asili nido diffusi e a costi sostenibili, congedi parentali più lunghi e ben retribuiti per madri e anche per padri, orari di lavoro più flessibili e una reale tutela delle donne, che troppo spesso vengono discriminate o addirittura licenziate.
E serve una Agenzia Nazionale per la Natalità, che coordini interventi su lavoro, casa e fisco, superando la logica dei piccoli bonus e puntando su misure stabili e continuative.
Quindi, la soluzione al problema non è cambiare Paese, ma cambiare il Paese, rendendolo un luogo dove valga la pena restare, lavorare e costruire una famiglia.
PAOLA TONELLI























